Nel territorio di Sartirana Lomellina vengono segnalate due garzaie: la Garzaia del Bosco Basso e la Garzaia "Lago di Sartirana", quest'ultima riconosciuta come Monumento Naturale Regionale dal 1996.
[fonte: Ali della Garzaia - Comune di Sartirana Lomellina - A cura di Bracchi Alberto, Gavioli Diego, Pagetti Angelo, Prevedoni-Gorone Ernesto - Sartirana Lomellina novembre 1004 - Tip. La Grafica Medese - 48 pag.]
"GARZAIA " è il nome utilizzato in Italia sin dal medioevo per designare il luogo in cui si insediano, in gruppo, gli aironi di una sola o più specie, per costruire i 10m nidi e riprodursi. In genere le "garzaie" si trovano in luoghi con vegetazione palustre, e la preferenza va agli alberi tipici di questi ambienti quali: salici, pioppi, ontani, farnie. In mancanza di alberi la "garzaia" può essere situata tra le canne, habitat preferito da alcune specie come l'airone rosso, mentre altre, come il tarabuso, nidificano esclusivamente fra i canneti. Laddove questi habitat non esistono più o sono estremamente ridotti, o disturbati, le colonie di aironi si stabiliscono sui pioppeti, costituendo tuttavia una situazione aleatoria, che dura sino al taglio del bosco interessato.
La Garzaia del Lago di Sartirana è invece una struttura stabile dalla formazione della lanca, e rimarrà tale come Monumento Naturale Regionale.
Da indagini condotte presso l'Archivio storico dell'Associazione irrigua Est- Sesia a Novara si apprende che il cosiddetto Lago di Sartirana si è formato verso la fine del 1700 dal divagare del fiume Sesia che scorreva a quel tempo a nord-ovest del fiume Po.
Fonti locali sottolineano tuttavia la presenza di una grande lanca sin dall'anno mille nello spazio golenale attualmente occupato dal Monumento Naturale.
Gli interventi eseguiti nel corso degli anni, da parte dei vari proprietari succedutisi nel Sito, con particolare riferimento alla attuale proprietà che si è distinta per la sensibilità dimostrata nei confronti della sua tutela, hanno garantito il mantenimento della attuale situaZione, impedendo di fatto la naturale evoluzione della lanca verso il suo definitivo interramento.
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| Primavera alla Garzaia Lago di Sartirana | Estate alla Garzaia Lago di Sartirana |
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| Autunno alla Garzaia Lago di Sartirana | Inverno alla Garzaia Lago di Sartirana |
La forza delle acque del fiume, giungendo in pianura, si smorza lentamente portando il filo della corrente a divagare, originando così un andamento sinusoidale, detto "meandriforme". Il continuo fenomeno di erosione ed accumulo dei detriti che avviene sulle opposte sponde porta alla lenta ma inesorabile costruzione di questa forma geometrica.
Spesso, soprattutto in occasione di piene, si verifica un fenomeno particolare detto "salto di meandro": in questi casi la forza della corrente sfonda l'oramai sottile diaframma, portando al conseguente raddrizzamento del percorso principale del fiume e isolando contemporaneamente il meandro saltato.
Da questo momento in poi l'ex meandro, non più investito dalla corrente principale inizierà a vivere di una vita propria, anche se ancora legata al fiume, dapprima attraverso il ramo di valle e poi attraverso la risorgenza di acque sotterranee o, in caso di piene eccezionali, per reinvasione dell'antico percorso. E' in questo modo che inizia a formarsi una "lanca".
Nell'acqua oramai ferma inizia a svilupparsi una vegetazione molto diversa da quella che caratterizzava l'alveo fluviale attivo: l'accumulo di sedimenti favorisce ulteriormente tale fenomeno portando allo sviluppo di fasce di vegetazione diversificate.
Dove le acque sono più profonde, vegetano piante acquatiche sommerse e galleggianti quali le ninfee e i nannufari; dove l'acqua è più bassa domina invece il canneto costituito soprattutto da tifa e canna di palude; ai margini, dove il terreno è più asciutto crescono salici, pioppi e ontani.
Questo ambiente, molto ricco di vegetazione, favorisce di conseguenza lo sviluppo e la riproduzione di una numerosa e variegata fauna acquatica e terrestre.
Il continuo accumulo di materiale organico costituito dai detriti vegetali porta, nel corso degli anni, al progressivo interramento della lanca sino alla sua definitiva trasformazione in bosco.
Il fenomeno, così brevemente descritto, continua a ripetersi lungo il fiume che, nella sua azione dinamica, continuerà a distruggere vecchi boschi, a dar forma a giovani e nuovi meandri, ed infine a creare nuove lanche e nuovi boschi.
Ciò naturalmente avviene se al fiume è concesso di espletare liberamente la sua azione dinamica di divagazione, cosa che è ormai molto rara in Pianura Padana in quanto le arginature e le difese spondali hanno quasi completamente imbrigliato e irrigidito i corsi d'acqua.
La conseguenza di ciò è che non si formano più nuove lanche e che le vecchie lanche, sopravvissute alla bonifica e all'interramento, rischiano di scomparire per sempre.
Occorre dunque, per non perdere definitivamente questo patrimonio naturalistico, intervenire artificialmente per mantenere efficiente e attivo il particolare ecosistema.
Ciò può avvenire solo attraverso una continua e controllata asportazione meccanica dei detriti vegetali accumulati, così da arrestare l'interramento, riproponendo continuamente le fasi intermedie di formazione della lanca.
Molte delle più importanti culture preistoriche sono sorte accanto o sulle rive dei laghi post glaciali, lungo i fiumi e/o le rive dei mari e le paludi, in quelle che con termine omnicomprensivo vengono oggi definite come "zone umide". Gli insediamenti mesolitici (a partire da più di 8000 anni fa) d'Europa e del Nordamerica dipendevano da tali zone umide per procurarsi cibo, materiali per costruire ripari dalle intemperie e dai nemici naturali, per costruire imbarcazioni e per "vestirsi".
Resti di conchiglie, arnesi primitivi come rozzi ami e punte di fiocine, testimoniano la stretta dipendenza di queste popolazioni dalla ricca fauna acquatica presente nelle zone umide, specialmente nelle basse acque lagunari, negli estuari e nelle distese di acqua dolce di laghi, fiumi, stagni e paludi. Non è un caso che due delle più fiorenti civiltà del passato sono sorte una, quella mesopotamica, tra i fiumi Tigri ed Eufrate e l'altra, quella Egizia, lungo un grande corso d'acqua, il Nilo, che con le sue piene stagionali aveva reso fertile una larga fascia di territorio tutt'intorno dominato dal deserto.
Vi è ancora uno stretto legame tra molte zone umide e il benessere, la salute e la sicurezza dei loro abitanti insediati anche ai margini di tali ambienti. Tale legame è ancor oggi molto sentito presso tante nazioni in via di sviluppo che dipendono dalle zone umide per il mantenimento delle tradizionali attività di sostentamento, compresi l'allevamento del bestiame, la caccia, la pesca e le attività agricole. Questa dipendenza è ormai meno diretta, ma non per questo meno importante, per molte comunità nelle nazioni più sviluppate.
Due terzi dei pesci commestibili dipendono, almeno in qualche stadio del proprio ciclo vitale, dalle zone umide. Tali habitat svolgono un ampio spettro di funzioni essenziali per sostenere la vita vegetale e animale e per mantenere la qualità dell'ambiente. Queste funzioni comprendono il controllo delle piene, la stabilizzazione delle linee di costa e di riva, il depositarsi dei sedimenti, degli elementi nutritivi e aiutano a trattenere le sostanze tossiche. Inoltre servono a formare una ricca e complessa catena alimentare.
La distruzione e il degrado delle zone umide è stato particolarmente pesante nei paesi industrializzati e i risultati sono davanti agli occhi di tutti con una sempre più spinta scarsità di vita selvatica che porta anche un notevole aumento dei prezzi dei prodotti che da questi habitat provengono. Anche se con ritardo, la situazione sta lentamente cambiando con la presa di coscienza del grande pubblico e in parte anche delle Amministrazioni Pubbliche.
La Regione Lombardia ha da tempo attuato provvedimenti di conservazione, miglioramento e protezione di molti di questi ecosistemi. Quasi tutte le zone residue di paludi, stagni e lanche a vegetazione arborea, dove nidificano in colonie (garzaie) gli aironi di varie specie, sono state dichiarate zone protette. Purtroppo molte di esse hanno una condizione precaria sia per cause naturali che ad opera dell'uomo. Le poche superfici palustri a carattere permanente se oculatamente gestite, quali le lanche, meritano un'attenzione speciale, anche perché l'irregimentazione dei corsi d'acqua, sempre più spinta, renderà sempre più difficile la formazione di nuove lanche e tantomeno il loro mantenimento.
Il cosiddetto Lago di Sartirana è uno dei più importanti esempi di conservazione di una lanca naturale da tempo immemore, grazie anche alla saggia conduzione dell'attuale proprietario. Lodevole è stata l'iniziativa della Regione Lombardia nell'includere il Lago di Sartirana tra i monumenti naturali lombardi per le sue peculiarità botaniche e faunistiche che vanno oltre la sola protezione della garzaia, in un paesaggio suggestivo che è importante rimanga anche come patrimonio storico.
Il Monumento Naturale Garzaia Lago di Sartirana ospita nel suo ambito un imponente numero di specie vegetali, alcune endemiche, altre molto rare.
Non potendo in questa sede descriverle tutte ci limitiamo a citare le più importanti, soprattutto quelle che per prime si offrono all'occhio curioso del visitatore.
Sullo specchio d'acqua cresce rigoglioso il nannufaro (Nuphar luteum), della famiglia delle ninfee con il suo caratteristico fiore giallo. Sui bordi della garzaia cresce il salice o salicone (Salix caprea) e la canna di palude (Phragmites australis).
Sul terreno più consolidato crescono tre tipi di pioppo: il pioppo nero (Populus nigra), il pioppo bianco (Populus alba), il pioppo tremulo (Populus tremula), così pure l'ontano (Alnus glutinosa), il salice (Salix alba), l'olmo (Ulmus minor), la quercia (Quercus robur), e inoltre arbusti come il sanguinello (Comus sanguinea) e il nocciolo (Corylus avellana).
Ai lati della zona umida crescono, in posizione più periferica, le robinie (Robinia pseudoacacia) e due tipi di rovo (Rubus caesius e Rubus ulmifolium).
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| Airone bianco maggiore | Airone cinerino |
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| Garzetta | Airone rosso |
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| Cuculo | Airone Guardabuoi |
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| Germano reale | Martin pescatore |
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| Marzaiola | Mignattaio |
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| Nitticora | Piro piro boschereccio |
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| Sgarza ciuffetto | Tarabusino |
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| Tarabuso | Upupa |
La fauna della zona che oggi fa parte del Monumento Naturale Garzaia Lago di Sartirana è tipica dei complessi ecosistemi che caratterizzano le zone umide di acqua dolce dell'Europa continentale, anche se alcune presenze testimoniano l'influsso di elementi meridionali. Tranne che per gli uccelli, le comunità faunistiche della zona sono state sin qui poco studiate, ma già dalle prime indagini si può affermare che tali comunità risultano particolarmente ricche di specie divenute rare in buona parte dell'intera Regione Europea.
I motivi di tale "rarità" non sono tutti noti, ma certamente la scomparsa, ad opera dell'uomo, di acquitrini, stagni, lanche, oltre alla rarefazione diretta di molti invertebrati ad opera del massiccio uso di prodotti chimici in agricoltura, ed altri inquinanti, ha privato molte specie animali del loro habitat.
La presenza "storica" del Lago di Sartirana, che sicuramente esiste da qualche secolo, sia pure con alterne vicende e regimi d'acque, ha permesso il mantenimento di una diversità biologica. Se l'avifauna fa la parte del leone con almeno sette specie di aironi nidificanti oppure presenti (ricordiamo il raro Tarabuso e l'Airone bianco maggiore, solo per citarne alcuni), con la saltuaria presenza del Mignattaio (un ibis europeo) e la nidificazione regolare del Falco di palude, del Martin pescatore, della Folaga, della Gallinella d'acqua e del Germano reale, non possiamo dimenticare che il lago offre un rifugio sicuro a molte specie di pesci, a numerosi anfibi e a numerosi rettili quali il Biacco e la Biscia d'acqua. Nella parte boschiva il coniglio selvatico prospera, come pure alcuni mammiferi insettivori quali il riccio e il toporagno. Fra gli insetti particolarmente numerosi sono i coleotteri acquatici, le libellule ed alcune farfalle diurne.
Il Lago di Sartirana, con il suo canneto, è conosciuto da tempo per la sua avifauna migratoria, di sosta durante i passi.
In Piazza Padre Pianzola angolo Piazza Lodovico da Breme, il Comune di Sartirana, quale Ente Gestore, ha predisposto il Centro di Accoglienza Visitatori del Monumento Naturale "Garzaia Lago di Sartirana".
In questo locale, che può ospitare gruppi fino a 20 persone, sarà possibile assistere a proiezioni di filmati riguardanti la fauna e la flora della Garzaia, nonché calarsi nel cuore della natura ascoltando attentamente il fruscio delle foglie, il canto dègli uccelli, il ticchettio del picchio, il muggito del tarabuso.
Tutto questo per preparare la visita ad uno degli angoli più belli ed ancora incontaminati della Lomellina.
Testi: Dott. Enio Castoldi, Prof. Dott. Sergio Frugis, Dott. Ernesto Prevedoni-Gorone.
Traduzioni in inglese e spagnolo: Dott. Angelo Pagetti, Interprete e Traduttore.
Fotografie di: Gianluigi Carelli, Fotografo Naturalista.
La riserva naturale occupa una fascia limitata su alluvioni dell'Olocene medio, immediatamente al di sotto di uno dei terrazzi più esterni del Po, tra i Comuni di Sartirana e Breme, in Lomellina. La circondano interamente campi coltivati e pioppeti.
L'elevata umidità del suolo è mantenuta da alcune risorgive naturali, originate dall"affioramento della falda al bordo inferiore del terrazzo, da cui si dipartono il Cavo Giardino e il Colatore Massa, utilizzati a scopi irrigui nelle campagne circostanti.
La vegetazione è quella caratteristica dei terreni sortumosi: formazioni di Ontano nero (Alnus glutinosa) misto a Salicone (Salix caprea), macchie di Salicone e folti canneti con dominanza della Canna di palude (Phragmites australis) e della Mazzasorda (Typha latifolia). L"ontaneto è formato prevalentemente da alberi bassi e di media altezza che assicurano una copertura vegetale molto fitta.
Il sottobosco è quello tipico di queste formazioni, con giovani individui di Ontano nero, Rovi (Rubus sp.) e piante a portamento lianoso (Humulus lupulus, Solanum dulcamara).
Lo strato erbaceo è scarso e irregolare in relazione alla folta copertura arborea che ne inibisce lo sviluppo. Grandi Carici (Carex sp.) compaiono nelle zone più allagate assieme alle erbe igrofile anche esotiche (Solidago gigantea): dove il terreno è più consolidato si insediano l'Ortica Urtica dioica) e altre piante nitrofile.
I fontanili, la cui attuale conformazione è determinata dalla escavazione artificiale attorno alle risorgive naturali, presentano un popolamento vegetale caratteristico con Nasturtium officinale, Apium nodiflorum, Mentha aquatica e alghe di diversa specie, che tappezzano completamente il fondo. Nelle aste dei fontanili e nelle rogge che da queste si dipartono, si possono osservare formazioni pressoché monofitiche di Potamogeton natans e Callitriche sp.
Da alcune decine d"anni, nella riserva è insediata una garzaia piuttosto consistente se paragonata all"esiguità della fascia a vegetazione naturale che la ospita.
Dati geografici
Provincia: Pavia Comuni: Breme, Sartirana Superficie in ha: 6,5 Altitudine in metri: 100
Ente Gestore: Provincia di Pavia
Questa riserva naturale si trova in Lomellina e precisamente nei comuni di Breme e Sartirana. La vegetazione è quella caratteristica dei terreni umidi, grazie alla presenza di acque sorgive naturali attorno alle quali sono state scavate dei fontanili. Qui sono insediate colonie di aironi piuttosto consistenti, se paragonate alla scarsa estensione della fascia di vegetazione naturale che le ospita. Tra le canne nidificano anche esemplari di tarabusino, un airone non gregario, di usignolo di fiume e di cannareccione. Si segnalano poi folaghe e soprattutto i tuffetti, il cui nome deriva dalla loro capacità di compiere frequenti e lunghe immersioni nelle acque per catturare le prede.
Fauna
Nelle zone circostanti i campi coltivati a riso e la fitta rete irrigua ad essi collegata, costituiscono un irresistibile polo di attrazione perché garantiscono un'elevata disponibilità di cibo, essenzialmente rane, girini, crostacei e vermi. Nelle garzaie possono convivere aironi diversi ospitati su differenti specie arboree e ad altezze di nidificazione differenti a seconda delle esigenze specifiche dei vari nuclei. Periodi ben precisi dell anno scandiscono l'arrivo delle varie specie: gli aironi cenerini ad esempio sono i primi ad occupare parte della garzaia giungendovi alla fine di gennaio; seguono le nitticore, quindi le garzette e nella seconda metà di aprile gli aironi rossi e le sgarze ciuffetto: queste ultime essendo in numero limitato si aggregano alle più consistenti colonie di nitticore e garzette.
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| Airone bianco | Airone cinerino |
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| Airone rosso | Tarabusino |
Vegetazione
Il nome deriva dal dialetto "sgarza" = airone.
Sono tipicamente situate in ambienti umidi lungo i vecchi alvei dei fiumi, dei torrenti e spesso ove la falda acquifera è affiorante o si trova poco al di sotto della superficie del terreno. Le colonie di aironi sono spesso insediate in boschetti di ontano nero; infatti la presenza di ontaneti e saliceti è indispensabile per la loro nidificazione, ma questi boschi non sono che i resti delle vaste foreste che attorniavano paludi e specchi d'acqua nel periodo preistorico della Pianura Padana. In questi boschi l'ontano nero costituisce l'essenza dominante, accompagnato da esemplari di olmo, di pioppo bianco, di farnia e da gruppi di salici dove il suolo è più umido. Accanto ai giovani ontani, dove il fogliame non è ancora denso e fortemente ombreggiante, compaiono sambuchi e sanguinelli mentre sul terreno maggiormente impregnato d'acqua lo strato erbaceo è formato quasi esclusivamente da canne palustri, mazzesorde, e carici.
UBICAZIONE : Lomellina, Comuni di Breme e Sartirana.
ISTITUZIONE : 26 marzo 1986, Riserva Naturale parziale zoologica di interesse regionale.
GESTIONE : Amministrazione Provinciale di Pavia.
Visite : limitate alla fascia di rispetto e consentite solo a piedi, mentre l'accesso alla zona della garzaia è invece consentito solo con autorizzazione dell' Ente Gestore e comunque vietato dal 1 febbraio al 30 agosto.
ESTENSIONE : 42 ettari (16 ha area di riserva e 26 ha di fascia di rispetto).
AMBIENTE : la garzaia del Bosco Basso sorge interamente ad un'antica ansa meandrica del Po ed è attualmente sottostante ad uno dei terrazzi fluviali del medesimo. Rogge e canali irrigui, unitamente a risorgive "di terrazzo" (originate proprio dall'affioramento della falda acquifera al margine inferiore dello stesso), mantengono i terreni alluvionali della riserva costantemente umidi, a tratti paludosi. L'ambiente presenta quindi le caratteristiche necessarie per lo sviluppo dalle tipiche associazioni igrofile che, se anche rimaneggiate da opere di bonifica, rappresentano formazioni relitte di un certo pregio naturalistico: quattro nuclei di Ontano nero (Alnos glutinosa) misti a Saliconi (Salix caprea e S. cinerea) , si alternano canneti di Canne palustri (Praghmites australis), Carici (Carex sp.) e Mazzasorde (Tipha latifolia) che circondano le zone allagate.
L'Ente Gestore ha inoltre acquisito alcuni ettari di terreno per interventi di ripristino ambientale mirati al rimboschimento e alla conservazione di un habitat ideale per la nidificazione delle colonia mista di Ardeide da anni presente al Bosco Basso. La Riserva, nei suoi attuali confini è stata proposta quale "Sito di Importanza Comunitaria" per la formazione della rete europea Natura 2000 e come Zona di Protezione Speciale ai sensi della direttiva comunitaria 79/409.
GARZAIA : frequentata all'inizio degli anni '70, la garzaia del Bosco Basso si componeva inizialmente solo di Nitticore (NI), Garzette (GA) ed Aironi rossi (Ar), nel corso dei primi anni'90 arrivarono poi anche gli Aironi cenerini (Ac) e le Sgarze ciuffetto (Sc), ma non solo. "Estraneo" alla garzaia, poiché non gregario, nel fitto canneto si è constatato nidificare anche il Tarabusino. Questa garzaia, che in passato ha subito azioni di disturbo e manomissioni sull'ambiente, ha visto variare la popolazione di aironi: dopo una decisa ripresa, negli ultimi anni, sta forse vivendo un'altra leggera diminuzione.
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