
Il Beato Padre Francesco Pianzola, fondatore delle Suore Missionarie dell'Immacolata Regina Pacis e degli Oblati diocesani dell'Immacolata, nacque in Sartirana Lomellina (PV) il 5/10/1881, fu ordinato sacerdote in Vigevano il 16/3/1907, morì il 4/6/1943 in Mortara (PV), ove fu sepolto nella cappella della Casa Madre delle Suore.
La passione di essere annunciatore del Vangelo nella sua terra, prediligendo i poveri, gli umili, i dimenticati delle campagne e delle fabbriche, lo spinse alla predicazione itinerante rivolgendosi al popolo e ai giovani.
Dal contatto vivo e profondo con la sua gente, di cui conobbe la fame di Verità e dalla conoscenza sofferta della situazione della donna nei campi e nelle fabbriche, percepì la voce di Dio che lo chiamava a realizzare nuove iniziative apostoliche al fine di arrivare a tutti per spezzare a ciascuno il buon pane del Vangelo.
Fondò perciò una Congregazione femminile, le Suore Missionarie dell'Immacolata Regina Pacis, perché "piccoli e poveri Gesù, serve di anime povere" andassero a cercare i più lontani,
nei cortili, nelle periferie, per ripetere "con semplicità e amore"
la Parola che salva, collaborando al sacerdozio cattolico.
E' stato beatificato il 4 ottobre 2008 presso il Duomo di Vigevano.
Convegno “ Mercurino Arborio di Gattinara e l’Impero di Carlo V° ”
Maggio 2006
Comitato promotore:
A cura di Roberto Coaloa
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L’imperatore era malinconico negli ultimi anni del suo regno “effimero”: l’afflizione cagionata dalle lotte di religione e dalla guerra contro i “turchi”, tornava a dolergli. Il suo ritiro in un monastero, nella sottomissione a uno stile di vita proprio di un semplice Gentilhomme di mediocre fortuna, gli procurava idee lugubri; l’umile solitudine e l’immaginazione sregolata (come la chiamò lo storico William Robertson) lo indebolivano. Lontano era il tempo della pace e della spensieratezza, quando, ad esempio, poteva contemplare per lungo tempo la Camera di Psiche a Palazzo Te di Mantova; alieno dalle preoccupazioni di corte, l’imperatore poteva ritirarsi nella Camera dei Venti per conversare amabilmente con un saggio cardinale, tra otium letterario e le necessità del negotium politico. Quest’ultimo era sopportato attorno ad una tavola solennemente apparecchiata, alla quale sedevano riuniti importanti commensali, ma anche lì, c’è da scommettere, l’imperatore si sentiva solo e amareggiato. Il duca di Mantova lo allietava con regali: “dui bravissimi et superbissimi corsieri”, con il gioco della palla, le danze nella Sala dei Cavalli e le spettacolari cacce nei boschi della pianura. In quel memorabile 1530, Carlo aveva ricevuto l’incoronazione imperiale a Bologna, il giorno del suo trentesimo compleanno. Ora, a distanza di ventisette anni, si trovava solo, nel suo ritiro spagnolo di Yuste e si apprestava ad abdicare a favore del fratello e del figlio. È lo storico Jean-Michel Sallmann a coniare il termine “effimero” nel descrivere l’Impero di Carlo V.
“L’Empire éphémère”! Lo storico francese Sallmann, tuttavia, delinea l’impressionante panorama geo-politico dello Stato mondiale del Rinascimento, mostrandoci le straordinarie realizzazioni del sovrano, e riesce, con raffinatezza e precisione, a farci comprendere il funzionamento di una macchina politica e organizzativa assai complessa.
L’imperatore, erede della tradizione dei cavalieri borgognoni, s’ispirò ai principi d’Erasmo da Rotterdam, mentre un piemontese, Mercurino Arborio, marchese di Gattinara, fornì concettualmente al potere imperiale la “visione di una politica universale” (cito Karl Brandi, il maggiore biografo di Carlo V). Il piemontese, gran cancelliere dell’imperatore, meriterebbe di essere studiato sotto il profilo della storia delle dottrine politiche.
Il marchese di Gattinara immaginò l’organizzazione del potere imperiale non come un’autorità centralizzatrice, ma come una signoria allentata, coordinata con le istituzioni centrali che operavano in collaborazione con quelle locali e in accordo con le leggi dei diversi regni. L’idea “imperiale”, com’è stato bene messo in luce (da Brandi soprattutto e poi da Chabod), nasce in Carlo per opera del piemontese, che è estraneo alla realtà storica dell’Europa moderna: la concretezza delle “nazioni”, che stanno diventando protagoniste della storia, sfugge al marchese di Gattinara; tuttavia, dopo il sacco di Roma e la battaglia di Pavia, l’Europa cambiò, non solo politicamente (lo Stato pontificio si accorse di essere un povero coccio e il re di Francia ridimensionò tutte le grandeurs legate all’animoso guerreggiare), facendo emergere la costruzione statale di Carlo V.
L’imperatore a cavallo, dipinto da Tiziano dopo la battaglia di Mühlberg, non rappresentò solo il signore del mondo sui cui domini non tramonta mai il sole, ma anche l’imponente figura dell’imperatore cristiano e cavalleresco, adorno al collo dell’Ordine del Toson d’Oro. Quel quadro fu poi una sorta di prototipo di ritratto celebrativo equestre per pittori come Rubens, Van Dyck e Velázquez.
A noi, amateurs di storia, rimane esemplare nell’illustrarci Carlo V: non come un costruttore di un impero effimero, ma come un personaggio nobile, per il quale la progettazione politica fu sempre un momento di creatività e d’impegno etico, nonostante l’insorgente senso dell’avventuroso e dell’irrazionale.
Roberto Coaloa
IlSole-24Ore, Milano.
Venerdì 5 maggio 2006, Sartirana
Sabato 6 maggio 2006, Valenza Po
Centro Comunale di Cultura
Ore 17
Convegno Tavola rotonda.
Interventi di
Sabato 20 Maggio 2006, Gattinara
Interventi al convegno
Mattina
Sede: Casa natale di Mercurino di Gattinara.
Tema: “Profilo di Mercurino Arborio di Gattinara e del suo tempo”
Presentazione del convegno e saluto delle Autorità: Luisa Cerri (Associazione Culturale di Gattinara)
Interventi al convegno
Pomeriggio
Tema: “La politica mondiale tra Indie Occidentali e Africa”
Sede: Casa di Mercurino di Gattinara.
Moderatore: Jean-Michel Sallmann
Domenica 21 maggio 2006, Sartirana
Tema: “L’idea di Impero tra Quattrocento e Cinquecento e la cultura ai tempi di Mercurino Arborio di Gattinara e Carlo V”
Moderatore: Roberto Coaloa (Giornalista del IlSole-24Ore e storico)
FINE DEL CONVEGNO CON TAVOLA ROTONDA AL CASTELLO E CONCLUSIONI DEGLI STUDIOSI
SI DISCUTE DI CULTURA MATERIALE: IL RISO ED IL VINO
DEGUSTAZIONE DI RISO DELLA LOMELLINA CON GATTINARA DOCG
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Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna, divenne Re d'Italia il 17 marzo 1861. Tra i suoi figli, colui che sarà Umberto I, Re d'Italia (padre di Vittorio Emanuele III e nonno di Umberto II) e, secondo maschio, il Principe Amedeo, cui fu dato uno dei titoli storici della Casa, quello di Duca d'Aosta. Tra le figlie, Clotilde sposa di Girolamo Napoleone e Maria Pia, sposa di Luigi I, re del Portogallo. Le alterne vicende della Monarchia Spagnola e i delicati equilibri europei, portarono Amedeo ad essere designato dalle Cortes, Re di Spagna, sul finire del 1870. All'inizio del 1873, in una situazione politica insostenibile, Amedeo rinunciò al Trono spagnolo, anche e soprattutto per la impossibilità di osservare e far osservare quella Costituzione cui aveva giurato fedeltà. |
Sposo della Principessa Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, ebbe quattro figli: Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele, Luigi Amedeo e Umberto. Luigi Amedeo (lo zio Luigino, in famiglia), cui fu dato il titolo di Duca degli Abruzzi, Ufficiale di Marina, divenne celebre in tutto il mondo per le sue ricerche e per le sue esplorazioni. Fu sul Ruwenzori in Africa, sul Sant'Elia in America, sul K2 in Asia e, soprattutto, effettuò la spedizione polare che raggiunse all'epoca (1900) il punto più vicino al Polo Nord mai toccato dall'uomo. Oltre a Luigi, scapolo, furono pure scapoli Vittorio Emanuele, Conte di Torino e Umberto, Conte di Salemi. |
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Il figlio Amedeo sposa Anna di Borbone-Orleans e ha due figlie: Margherita e Cristina. Ufficiale di Artiglieria, combattente volontario della prima guerra mondiale, dopo la fine del conflitto passa alla nuova Arma Aeronautica. Duca delle Puglie, diviene, alla morte del padre, Duca d'Aosta. Viceré d'Etiopia dal 1937 al 3 marzo 1942, quando muore, prigioniero degli Inglesi, che gli avevano concesso, al momento della resa, l'onore delle armi. Fu decorato della medaglia d'oro al valor militare. |
In assenza di figli maschi, il titolo di Duca d'Aosta passò così al fratello, fino ad allora Duca di Spoleto. Aimone, sposo di Irene di Grecia, padre di Amedeo, fu Ufficiale di Marina, inventore dei mezzi d'assalto che si coprirono di gloria durante la seconda guerra mondiale. Designato Re di Croazia, rifiutò sempre di recarsi nel Paese di cui avrebbe dovuto assumere il trono. Morì a Buenos Aires nel 1948. |
Il titolo passò dunque al figlio Amedeo, attuale Duca d'Aosta. Amedeo sposa Claudia di Borbone-Orleans dalla quale ha tre figli: Bianca; Aimone, Duca delle Puglie e Mafalda. Dopo la dichiarazione di nullità di tale matrimonio, da parte della Sacra Rota, Amedeo sposa Silvia Paternò dei marchesi di Regiovanni. |
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Il Duca Amedeo d'Aosta, eroe dell'Amba Alagi, ha soggiornato a lungo a Sartirana lasciando una traccia indelebile per la sua umanità e la sua lungimiranza. Attualmente la dinastia è degnamente rappresentata dal nipote Martin Karl Amadeus d'Autriche-Este, che vive tutto l'anno a Sartirana con la sua famiglia, gestendo l'azienda agricola della " Casa Ducale ". |
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